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Davanti ai recenti fatti riguardanti le vignette satiriche sull’Islam, le associazioni promotrici delle Giornate dell’Interdipendenza ACLI, Legambiente, Movimento politico per l’unità e Comunità di Sant’Egidio lanciano un appello per un’alleanza tra media e società civile per un’informazione interdipendente, del rispetto reciproco e della convivenza.

 

Il sistema mediatico, in sé già profondamente segnato dall’interdipendenza dell’interconnessione e dei flussi globali della notizia, è chiamato a notiziare sempre di più l’interdipendenza fuori di sé , dando conto delle reciproche dipendenze economiche, finanziarie, sociali, ambientali, culturali e politiche tra le persone, i popoli e gli stati.

 

In primo luogo perché l’interdipendenza costituisce oggi un dato fattuale e distintivo della realtà su scala sia locale che globale, di cui l’informazione non può non tenere conto per rispondere ai requisiti essenziali di correttezza, completezza, comprensibilità, obiettività e veridicità del giornalismo.

 

In secondo luogo perché l’interdipendenza si propone come principio etico fondante per un “giornalismo della convivenza”. Anche gli operatori dei media, in quanto parte viva e strategica di una comunità, hanno il diritto e la responsabilità di contribuire significativamente al raggiungimento degli obiettivi globali per il Terzo Millennio.

 

Su questa base, le quattro associazioni promotrici delle Giornate dell’Interdipendenza propongono al mondo dell’informazione di avviare un percorso comune per contribuire al superamento dei limiti di autoreferenzialità, provincialismo, standardizzazione, spettacolarizzazione del dolore e del conflitto, che troppo spesso caratterizzano i linguaggi e i contenuti della comunicazione, lavorando insieme in un’ ottica di corresponsabilità.

 

Tale prospettiva non può prescindere da una forte riaffermazione della libertà d’informare e dell’indipendenza di chi informa come valori universali e irrinunciabili e come doverose pratiche concrete. Promuovere un’informazione interdipendente non significa solo richiamare i media ad una maggiore responsabilità, ma anche riconquistare spazi per un’informazione più indipendente. Queste istanze, infatti, più volte e in vario modo espresse dalla società civile, non hanno trovato sempre adeguata rispondenza nello stile della comunicazione, nel menu dei palinsesti e nella selezione delle notizie. Ciò accade anche per motivi imputabili alle esigenze del media-logic, alla tirannia degli ascolti e al sistema della pubblicità, combinati con interessi economici e pressioni politiche che costituiscono innegabili condizionamenti per la libertà dell’informazione e per l’autonomia dei giornalisti.

 

Chiediamo pertanto al mondo dell’informazione di assumere con noi 10 impegni precisi:

 

  1. offrire ai cittadini strumenti per leggere ‘leggere’ e ‘interpretare’ in modo libero e critico i nuovi processi locali e mondiali legati alla globalizzazione, così contribuendo a costruire un circuito virtuoso tra il vedere, il capire e l’agire;
  2. condannare esplicitamente ogni forma di violenza e di terrore ed evitare di alimentare la logica della vendetta, informando di più e meglio sulla realtà del dolore come dimensione comune a tutte le vittime di tutti i conflitti”.
  3. evitare di fomentare odii ed ostilità ed evidenziare tutti gli sforzi che quotidianamente si fanno per la mediazione pacifica dei conflitti, il superamento delle ferite storiche, la riconciliazione tra i popoli;
  4. combattere la formazione dei pregiudizi, delle pre-comprensioni e degli stereotipi sull’ ”altro”, sia esso l’arabo, l’islamico, l’ebreo, o il cristiano; offrendo al pubblico quelle informazioni che permettono la conoscenza reciproca ed il superamento della paura che è spesso alla base di quegli atteggiamenti di chiusura che impediscono l’accoglienza e l’integrazione;
  5. estromettere anche dai linguaggi della comunicazione l’offesa, la derisione, lo svilimento delle diverse culture, delle diverse tradizioni religiose, delle scelte etiche e dei comportamenti individuali, recuperando anzitutto il valore del rispetto reciproco;
  6. promuovere la valorizzazione delle diverse identità etniche, nazionali, culturali, religiose, ed operare per favorire relazioni positive di reciproca comprensione, di dialogo, di partnership tra i popoli e gli stati;
  7. denunciare e condannare ogni violazione dei diritti umani, civili, sociali delle persone e delle comunità, da chiunque e per qualunque scopo perpetrata;
  8. contribuire, attraverso la maggiore sensibilizzazione possibile, a combattere ogni forma di povertà e a far crescere un welfare globale del benessere e della salute per tutti, per un modello di sviluppo integrale;
  9. accrescere ed affinare l’informazione sui problemi ambientali legati all’inquinamento, alla dissipazione delle risorse, alla necessità di uno sviluppo sostenibile;
  10. sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza, ai fini d’impedire un “collasso ecologico” dell’umanità, di trasformare i modelli energetici privilegiando le fonti pulite e rinnovabili rispetto a quelle fossili e al nucleare, e di aprire maggiormente la scienza e la ricerca al principio di precauzione.

 

Per concretizzare tali impegni le nostre associazioni offrono la propria disponibilità e allo stesso chiedono a tutte le testate giornalistiche – pubbliche e private -stampa, radio, tv e internet di collaborare con associazioni, organizzazioni di categoria, università e imprese alla costituzione di un laboratorio per il giornalismo interdipendente che, con il contributo stabile di rappresentanti qualificati delle diverse comunità nazionali, culture e tradizioni religiose presenti in Italia, lavori per:

 

  • aggiornare alla luce dell’interdipendenza i criteri di notiziabilità;
  • organizzare corsi di formazione per i professionisti dei media;
  • creare una banca delle storie e una rete degli esperti;
  • co-ideare spazi informativi, rubriche, format e programmi nell’ottica dell’interdipendenza.

 

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