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Convegno “Città per l’unità” Rosario 2005.

Signor Sindaco di Rosario, Signor Ministro dell’Interno,
Signori Sindaci e Amministratori, Parlamentari,
Amici tutti,

poiché non mi è possibile essere tra voi, vorrei farvi giungere con questo messaggio tutto il mio convinto sostegno.

Ho condiviso, fin dal suo nascere, l’idea di lavorare per l’unità di tutta l’America Latina partendo dalle città, ed ho avvertito, fin da allora, che quest’iniziativa sarebbe stata una tappa importante nella direzione di un mondo unito, unico orizzonte concepibile per l’umanità di oggi.

Ed ora l’idea è realtà. Vi so convenuti da tutti i Paesi ed ogni delegazione è chiamata a offrire il suo contributo a meglio definire e valorizzare, nel contesto mondiale, lo splendido disegno politico, socioeconomico, culturale di questo continente. L’impegnativo programma che guida il Convegno è quello di mettere in rapporto democrazia e fraternità, di arricchire, quindi, la democrazia con valori fondanti e condivisi ad ogni latitudine e per ogni società. È un’intuizione che si rivelerà, ne sono certa, una scelta strategica.

Oggi la storia ci chiama a misurarci con grandi sfide. Le tensioni che lacerano il cammino di tutti i popoli interrogano ciascuno di noi, sia come singoli che nelle nostre associazioni, come nelle formazioni politiche di cui facciamo parte. Sia che si amministri un piccolo comune o una metropoli, sia che si partecipi a costruire il bene comune da cittadini attivi o da studiosi competenti nel mondo della cultura, sia che si offra il proprio impegno nelle istituzioni o nella società civile, non possiamo sottrarci a tali sfide. Questo se vogliamo che la nostra proposta politica sia in grado di prospettare soluzioni adeguate ed efficaci, corrispondenti alle nostre responsabilità, ma soprattutto al disegno di Dio e quindi a beneficio di tutti.

Le forti contraddizioni che segnano la nostra epoca necessitano di un punto di orientamento altrettanto penetrante ed incisivo, di categorie di pensiero e di azione capaci di coinvolgere ogni singola persona, così come i popoli con i loro ordinamenti economici, sociali e politici.

C’è un’idea universale, che è già un’esperienza in atto, e che si sta rivelando in grado di reggere il peso di questa sfida epocale: la fraternità universale.

È proprio nella desolazione della seconda guerra mondiale, che io e le mie prime compagne abbiamo scoperto nel Vangelo la luce dell’amore reciproco, la chiamata alla fraternità universale. Tra le macerie materiali e spirituali disseminate dall’odio, credendo che “tutto vince l’Amore”, ci siamo riscoperti fratelli e sorelle di ogni uomo e donna che avvicinavamo, perché figli di quel Dio che si era rivelato a noi come Padre di tutti: Dio Amore. Guidate da quelle parole di vita, nella piccola città di Trento nel nord Italia, bombardata in quei giorni fino alla distruzione, abbiamo visto comporsi intorno a noi una piccola comunità che è andata crescendo sempre più.

Nella mia vita, con questo straordinario dono, un particolare carisma che Dio ha dato oggi alla Chiesa e all’umanità, ho potuto lavorare in prima persona all’edificazione di una rete di fraternità, di unità, a tutte le latitudini, fra uomini e donne di ogni cultura. E conoscendo innumerevoli persone, gruppi, popoli, ho constatato che la tensione all’unità, alla fraternità è un’aspirazione insopprimibile che va facendosi strada. Ho scorto dovunque il progredire dell’umanità, un passo dopo l’altro, fino a poter affermare che la sua storia altro non è che un lento, eppure inarrestabile cammino verso la fraternità universale.

Ma si tratta di un cammino che va accompagnato e sostenuto.

Se oggi, dopo sessanta anni di vita, i fatti parlano del nostro Movimento come di un popolo dell’unità, io sono qui a testimoniarvi che ciò che è impossibile a uomini isolati e divisi, diventa possibile a quanti hanno fatto della fraternità, della comprensione reciproca, dell’unità il movente essenziale della propria vita.

Certamente qui ci sono tutti gli elementi per avviare un processo che può segnare la storia: una grande idea, la fraternità universale; un contesto dove concretizzarla, la città; soggetti istituzionali e sociali diversi, la cui unità è arricchita ed esaltata proprio dalle differenze; un progetto, l’unità dell’America Latina al servizio dell’unità del mondo.

Se sarà così tutto diventerà possibile! Tenendo lo sguardo sull’obiettivo, nonostante le difficoltà, potremo ricomporre in un unico mosaico, partendo dalla dimensione dell’impegno quotidiano fino alle grandi scelte politiche per i nostri popoli, le mille tessere della reciprocità. Sapremo realizzare assieme una democrazia comunitaria, partendo proprio dalle città latino-americane. In esse nuove possibilità di partecipazione e una nuova disponibilità all’ascolto apriranno strade inattese per il riscatto degli ultimi. Sapremo contagiare con l’idea e soprattutto con la pratica della condivisione dei beni, nella libertà, i circuiti economici e le istituzioni. Partendo dalla base, dalla città come dimensione fondamentale della politica, potremo fornire esperienze, progetti, idee utili anche per rinnovare la politica mondiale, oggi indebolita da forti ingiustizie, dimostrando che è possibile l’unità nella diversità, un progetto politico condiviso pur nel rispetto del pluralismo, una società globale, ma fatta di mille preziose identità.

Chiara Lubich

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