A Kigali, in Ruanda, dopo due anni di duri negoziati firmato un accordo per la creazione di un'area di commercio senza restrizioni a livello continentale (Zlec)
EPA/AHMED JALLANZO

In termini di numero di membri, l’area è potenzialmente la più grande del mondo. Oltre all’accordo sulle merci, nello stesso giorno, 27 Paesi africani hanno firmato un protocollo che autorizza la libera circolazione delle persone tra i Paesi firmatari. La creazione della Zlec, uno dei progetti chiave dell’Unione africana (Ua), dovrebbe consentire la progressiva eliminazione delle tariffe tra i 44 Paesi membri, promuovendo così gli scambi all’interno del continente e consentendo ai Paesi africani di emanciparsi da un sistema economico troppo concentrato sullo sfruttamento delle materie prime. L’Ua stima che l’accordo aumenterà di quasi il 60% entro il 2022 il livello degli scambi intra-africani (oggi solo il 16% degli scambi commerciali dei Paesi africani è fatto con altre nazioni del continente).

L’accordo entrerà in vigore 180 giorni dopo la ratifica da parte dei Paesi firmatari. Tuttavia, la sorpresa è venuta dalla Nigeria, la seconda più grande economia del continente (e il Paese più popoloso dell’Africa) che si è astenuta. Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari non ha nemmeno fatto il viaggio a Kigali. Tra gli altri Paesi che non hanno firmato l’accordo figurano il Sudafrica, il Benin, la Namibia, il Burundi, l’Eritrea e la Sierra Leone.

La Nigeria col suo isolazionismo indebolirà probabilmente l’Unione africana e in particolare la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas), la cui forza di attrazione va ben oltre la periferia occidentale del continente. Come promemoria, Marocco e Tunisia hanno presentato richieste di adesione all’Ecowas. Privato del peso politico, economico, demografico e diplomatico della Nigeria, l’Africa occidentale corre il rischio di essere relegata ad un ruolo di secondo rango nell’Ua.

«Alcuni paesi hanno delle riserve e non hanno ancora finalizzato le loro consultazioni a livello nazionale. Ma avremo un altro summit in Mauritania a luglio e speriamo che questi Paesi firmeranno», ha dichiarato Albert Muchanga, commissario dell’Ua per il commercio e l’industria. Ma i critici del progetto osservano che la scarsa qualità delle infrastrutture di trasporto e la mancanza di complementarità tra le economie africane sono un ostacolo allo sviluppo degli scambi nel continente.

Tuttavia, libero scambio significa maggiore concorrenza tra Paesi con livelli di sviluppo molto diversi. Il professor Ndongo Samba Sylla, della Rosa Luxembourg Foundation di Dakar, ritiene che i Paesi africani non siano ancora pronti per il libero scambio: «In generale, i piccoli Paesi avranno difficoltà a proteggere il loro mercato interno contro le grandi multinazionali, siano esse africane o straniere. Molte domande rimangono comunque senza risposta, come il risarcimento per i Paesi che hanno bisogno di entrate doganali per bilanciare i loro conti. Esiste il rischio concreto che si producano polarizzazioni tra i Paesi africani».

 

FONTE: CITTÀ NUOVA