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Si tiene a Dakar l’assise internazionale su terrorismo e pirateria marittima in Africa. Ma il tema non sembra interessare granché i presidenti degli Stati…

A Dakar si sta concludendo la quarta edizione del Forum internazionale sulla pace e la sicurezza in Africa, al Centro Congressi Internazionale Abdou Diouf Diamniadio (CICAD) in presenza di… soli tre capi di Stato africani! Questo forum internazionale dovrebbe riunire annualmente, dal 2014, molti capi di Stato e di governo africani, partner internazionali, nonché diversi attori per la pace e la sicurezza del continente.

Ma è legittimo chiedersi dove siano gli altri leader africani, perché oltre al presidente senegalese Macky Sall, e ai suoi omologhi del Ruanda, Paul Kagamé, e del Mali, Ibrahima Boubacar Keïta, che prendono parte a questo incontro, non c’è proprio folla di primi cittadini. Eppure i problemi sono comunque colossali per il continente, vero focolaio (e base?) del terrorismo.

In effetti il jihadismo e la pirateria marittima sono le nuove sfide di sicurezza che l’Africa deve affrontare. Inoltre, secondo l’Unione africana (Ua), attualmente sono attivi almeno 16 gruppi terroristici nel continente. I tre centri principali del terrorismo nel continente sono il Nord-Est della Nigeria, dove imperversa Boko Haram, la Somalia e il Corno d’Africa in generale che hanno a che fare con le milizie degli Shebab e, infine, la regione del Sahel, a Sud del Sahara, dove la proliferazione di gruppi estremisti legati ad al Qaeda (Aquim e Ansar Dine) non è finita, soprattutto dopo il caos che in Libia s’è installato in modo duraturo dopo la caduta del regime di Gheddafi nel 2011. E non va dimenticata la pirateria marittima, sviluppatasi negli anni 2000 nel Golfo di Aden, prima di estendere la sua area di azione, che ora corre dal Golfo di Oman (Nord) al Canale del Mozambico (Sud).

Per Hugo Sada, consigliere speciale del Dakar Forum, «gli Stati hanno difficoltà a mettere in atto risposte adatte alla complessità delle minacce. Hanno grandi deficit nelle attrezzature e nelle capacità di addestramento», dice. Più di 500 partecipanti, attori regionali e internazionali ai massimi livelli, autorità politiche e militari, esperti e accademici, diplomatici, rappresentanti delle organizzazioni internazionali, della società civile e il settore privato sono riuniti nel grande forum e dibattono soprattutto sulle «nuove questioni strategiche» del continente e sulle «sfide della sicurezza in Africa che richiede soluzioni integrate». Insomma, una strategia globale contro il terrorismo, ma anche la riforma del settore della sicurezza, la sicurezza in rete, la lotta contro il finanziamento del terrorismo.

Fonte: Città Nuova

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