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Opinioni

di Ravindra Chheda

 

È Bidhya Bhandari, finora vice-presidente del Partito comunista di ispirazione marxista-leninista. Il Paese himalayano risulta ora guidato interamente dalla sinistra

 Il Nepal continua a far notizia. Nei giorni scorsi la giovanissima repubblica himalayana ha eletto il suo nuovo presidente, una donna - Bidhya Bhandari - fino ad ora vice-presidente del Partito Comunista di ispirazione marxista-leninista. L’elezione della Bandhari arriva a un mese dall’approvazione della nuova Carta Costituzionale del Paese del sub-continente indiano, un processo che ha causato non poche tensioni a causa delle rimostranze, spesso anche violente, della minoranza Madhesi, che ha reclamato di essere stata trascurata e discriminata nel processo di formazione della nuova repubblica. I rappresentanti della comunità in segno di protesta hanno ancora una volta boicottato – lo avevano fatto per l’approvazione della Costituzione - l’atto elettivo esercitato dal Parlamento.
La Bhandariha ottenuto 327 dei voti mentre il suo avversario – il rappresentante del Partito del Congresso del Nepal Kul Bahadur Gurung – si è fermato a 113. La rappresentante della sinistra nepalese è la vedova di Madan Bhandari, noto leader carismatico dei comunisti nepalesi, che la nuova presidente aveva sposato ancora giovanissima, aveva solo 21 anni. Aveva, poi, perso il marito in un incidente stradale nei primi anni novanta. La Bhandari, tuttavia, vanta una lunga esperienza politica, iniziata ancora negli anni degli studi, interrotta dopo il matrimonio, quando si era ritirata a vita privata dedicandosi alle figlie e alla vita casalinga. Aveva, però, ripreso l’impegno politico alla morte del marito. Si è trattato anche di una esperienza non facile. Per vari anni, infatti, la monarchia nepalese aveva bandito tutti i partiti e l’affiliazione della neo-eletta presidente al partito comunista era rimasta in clandestinità. La Bhandari è stata membro del comitato centrale del partito comunista del Nepal. Eletta in Parlamento nel 1992 dopo la scomparsa del marito, nel 2010 era diventata Ministro della Difesa prima di essere eletta Vice-Presidente del partito stesso.
Il Paese himalayano risulta ora guidato interamente dalla sinistra, dopo l’elezione a Primo Ministro di Khadga Prasad Oli, presidente del partito marxista-leninista. La candidatura della Bhandari, proposta dall’attuale leader del governo è stata sostenuta da 14 partiti presenti in Parlamento.
Si tratta di una scelta coraggiosa quella operata dai parlamentari nepalesi, ma completa un interessante mosaico caratteristico del sub-continente indiano. Il Nepal, infatti, era fino ad oggi l’unico stato dell’area del Sud Asia a non aver avuto una donna a capo del proprio governo o della repubblica. In India, con Indira Gandhi, in Sri Lanka con Srimavo Bandaranaike e sua figlia Chandrika Kamaratunga, in Pakistan con Benazir Bhutto e in Bangladesh con Khaleda Zia e con Sheikh Hussein le donne hanno sempre giocato un ruolo di primo piano negli ultimi quarant’anni. Ora anche il più piccolo degli stati repubblicani della zona – resta il Bhutan che è una monarchia – si è aggiunto alla lista che dimostra quanto, a fronte dello sfruttamento e della violenza di cui le donne sono spesso oggetto, il ruolo femminile rivesta un’importanza di primo piano che poche aree geografiche del mondo possono vantare. Resta, comunque, da vedere come il Paese si riprenderà ora, dopo l’approvazione della nuova costituzione, ma anche dopo il terribile terremoto che lo ha colpito nel 2015 e le tensioni con il grande vicino, l’India. Il ruolo della Bhandari resta largamente rappresentativo in quanto la repubblica nepalese non è presidenziale. Sarà, comunque, il partito della neo-eletta e del Primo Ministro a traghettare il Nepal in questa fase molto delicata della sua storia.

 

Fonte: Cittanuova

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