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Presentate nella Capitale le ragioni della discussione pubblica sull’invio di armi italiane in Medio Oriente per la guerra in atto in Yemen.

“Chiudiamo i porti alle bombe e apriamoli alle persone”. Perché si creano sempre problemi per far sbarcare i migranti, mentre si resta inerti di fronte all’ennesimo carico di ordigni destinati in Arabia Saudita per essere utilizzati nella guerra in corso in Yemen? Come dice la sindaca di Assisi, Stefania Proietti, il problema è che nel nostro Paese si rischia di essere “pacifisti da pasticceria”, bravi a fare marce colorate ma incapaci di incidere sulla realtà delle cose, che, poi, è la sostanza della politica. Eppure, proprio dalla città di san Francesco, è partito a fine 2018 un movimento che cerca di aggirare il muro di gomma eretto in Parlamento sulla vicenda della responsabilità italiana in un conflitto, si dice dimenticato, dove si colpiscono scuole e ospedali.

Discutere una mozione in consiglio comunale può essere pura retorica per enti locali alle prese con tanti problemi oppure diventare l’innesco per l’esercizio di una sovranità popolare che sembra perduta. La “mozione Assisi”, che chiede lo stop alle bombe e l’impegno per la riconversione economica dei territori falcidiati dalla crisi è ormai stata approvata non solo nella città umbra, ma a Cagliari, Bologna e Verona. E numerosi comuni stanno chiedendo come aderire.

Portarla in discussione a Roma vuol dire cercare di parlare al mondo perché la Capitale, pur alle prese con enormi problemi quotidiani, ha nella sua vocazione questa proiezione universale. È questa la motivazione che ha spinto, lunedì sera 28 gennaio, un numero consistente di reti e movimenti locali e nazionali a proporre una serrata conferenza-dibattito in Campidoglio a partire dalla testimonianza della Proietti, che è persona molto pratica perché ha parlato, da ingegnere ambientale con docenza universitaria, di aziende italiane, in prima fila nel campo delle fonti rinnovabili, ostacolate nella loro espansione in Sardegna, e cioè proprio nell’isola dove si consuma il ricatto occupazionale della fabbricazione di bombe della società Rwm, controllata dal colosso tedesco Rheinmetall Defence.


Innovazione tecnologica e rispetto dell’ambiente sono moltiplicatori di lavoro se lo si vuole davvero. Ed è qua che interviene il riferimento a Giorgio La Pira, il sindaco di Firenze del realismo concreto che invitava a incidere sulle leve economiche per non essere costretti ad accontentarsi della «magra potestà delle prediche».

Questioni che chiamano in campo le politiche industriali del nostro Paese, che chiude gli occhi davanti alla fornitura di armi ai Paesi in guerra. La legge 185/90 che lo vieta è aggirata in maniera furbesca, ma resta solo da essere messa in pratica anche perché applica la Costituzione ed è stata approvata, a suo tempo, solo grazie ad una forte iniziativa dal basso, come ha messo in evidenza, nell’incontro romano, don Tonio Dell’Olio, a lungo coordinatore di Pax Christi e fondatore di Libera international, e ora presidente della Pro civitate christiana ad Assisi. Può riaccadere oggi a Roma e in Italia questo percorso che nasce nei territori? Contro ogni scetticismo «la sfida è aperta e va solo presa sul serio», come hanno detto tutte le realtà intervenute all’indomani del giorno della Memoria. Perché, come sempre, non si tratta di rinchiudersi in formule generiche, come “pacifismo”o altro, ma di non perdere la nostra umanità.

La proposta su Roma è stata presentata da Movimento dei Focolari Italia, Un Ponte per…, Arci, Pro Civitate Christiana Assisi, Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie), Gruppo Abele, Fondazione Finanza Etica, Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, Movimento Nonviolento Roma, Rete della Pace,  Pax Christi, Amnesty International Italia, Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione chiese evangeliche in Italia, Rete italiana disarmo, Associazione Città Per la fraternità, Agenzia Adista, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione dei Sardi di Roma “Il Gremio”, Cipax Centro Interconfessionale per la Pace.

Di Carlo Cefaloni.

FONTE: CITTÀ NUOVA

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