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Luisa Urbani – Città del Vaticano

Bandiera venezuelana

“Non temere, perché io sono con sono con te” è il titolo dell’esortazione pastorale diffusa l’11 luglio alla fine dei lavori della 110.ma Assemblea generale della Conferenza episcopale venezuelana (Cev). Nel testo i vescovi analizzano la drammatica situazione che sta vivendo il paese sud americano

La situazione in Venezuela è di "una grande tribolazione" che influisce sulla vita dei cittadini compromettendo il loro futuro. Così i vescovi della Conferenza episcopale venezuelana (Cev) definiscono l’attuale situazione del Paese, inviando alla nazione un messaggio forte e drammatico, ma al tempo stesso carico di speranza: “Non temere, perché io sono con sono con te”. 

La crisi venezuelana

La situazione nel Paese – si legge nell'esortazione pastorale diffusa alla fine dei lavori della Plenaria che si è tenuta a Caracas dal 7 luglio fino a ieri - sta diventando sempre più seria, secondo quanro riporta l'Agenzia Sir. La maggior parte della popolazione non ha i mezzi per affrontare l'inflazione. La qualità della vita dei venezuelani, già estremamente precaria, si deteriora giorno dopo giorno”. Il Venezuela, infatti, sta attraversando da anni una grave crisi economica, finanziaria e umanitaria. Manca il cibo,  aumentano i casi di malnutrizione dei bambini, non ci sono farmaci e si stanno diffondendo sempre più malattie. Si parla spesso del crollo della produzione di petrolio, dell’energia e dei servizi di base che non riescono ad essere garantiti. “Ai gravi problemi che abbiamo ripetutamente messo in rilievo nelle nostre esortazioni e comunicati", scrivono i vescovi, "si sommano ora i problemi della circolazione del denaro e del trasporto pubblico”. Tutte difficoltà che sono la causa di “tragedie in diverse parti del paese, con la perdita di vite umane e dolori maggiori per molte famiglie”.

L’esodo dei cittadini

Una situazione drammatica che porta all’ esodo dei venezuelani che cercano di trovare rifugio all’estero. La Cev infatti parla di “un Paese in diaspora” che sta togliendo alla società forze preziose. “Mani che hanno costruito e prodotto, menti che hanno studiato e insegnato”, che abbandonano il Paese producendo situazioni drammatiche come “la dura lotta per trovare una sistemazione in un Paese straniero; la possibilità di cadere nel vizio o nella prostituzione o in mano a reti di sfruttamento". I vescovi riconoscono che "molte di queste situazioni hanno trovato sollievo grazie all’ aiuto generoso delle Chiese sorelle dei Paesi vicini” aggiungendo che "se ai venezuelani fosse stata offerta qualche speranza per il futuro, non avrebbero dovuto emigrare".

La responsabilità del governo

Secondo la Cev, responsabile di tutto ciò è il governo, considerato incapace di gestire il Paese. “Il principale responsabile della crisi che stiamo attraversando", scrivono, "è il governo nazionale", che cerca di mettere "il suo progetto politico davanti a qualsiasi altra considerazione, compresa quella umanitaria”. E', invece, necessario mettere al primo posto dell’azione di governo “il cittadino, il venezuelano, l’uomo e le donne concrete e che soffrono e patiscono la situazione attuale”. Ignorare il popolo, pur pretendendo di parlare a suo nome, è tipico “dei regimi totalitari, che finiscono sempre con il disprezzare la dignità della persona umana”.

Le elezioni del 2018

I vescovi tornano a criticare le ultime elezioni politiche che hanno confermato Nicolas Maduro al potere. “La consultazione elettorale è servita solo a prolungare il mandato dell'attuale sovrano", scrivono, mentre "l'alta astensione è un silenzioso messaggio di rifiuto, rivolto a coloro che cercano di imporre un'ideologia totalitaria, contro l'opinione della maggioranza della popolazione”. È stata così tolta dalle istituzioni attuali  la "libertà di eleggere i suoi governanti in una giusta contesa elettorale, con autorità imparziali, senza frodi e favoritismi. C'è bisogno di una leadership politica, che metta al centro delle sue riflessioni e delle sue azioni il popolo venezuelano".

I laici facciano politica

“La Chiesa", si legge ancora nell’esortazione, "non pretende di sostituirsi a coloro che si occupano di politica. Tuttavia stimola il laicato a far sentire la sua voce e a intervenire attivamente nella competizione politica, con il fine che gli alti princìpi e valori che la fede cristiana ci trasmette siano vissuti anche in ambito pubblico e si traducano in azioni che guardano al bene comune”. In particolare, scrivono i vescovi, “esortiamo le diverse organizzazioni della società civile e dei partiti politici a esigere la restituzione del potere sovrano al popolo, utilizzando tutti i mezzi previsti dalla nostra Costituzione". Il documento prosegue con un invito alle forze armate a mantenersi “fedeli al giuramento fatto davanti a Dio e alla patria di difendere la Costituzione e la democrazia”.

Dio al fianco del suo popolo

Nonostante tutto - proseguono - “la Parola di Dio ci assicura che Dio è sempre al fianco del suo popolo, specialmente nelle sue ore più difficili. Il libro dell'Esodo ci insegna che Dio guida il suo popolo dalla schiavitù alla libertà, ma educa anche loro, attraverso prove e difficoltà, affinché raggiungano la necessaria maturità come nazione. Dio, attraverso il profeta Isaia, ci invita a non avere paura, consapevoli della nostra fede, che non siamo soli, ma che il Signore ci accompagna e ci rafforza nelle nostre vicissitudini”.

L’ esortazione alla solidarietà

La Conferenza episcopale, infine, ribadisce l’invito alla solidarietà, sottolineando che le diocesi e le varie istituzioni ecclesiali "hanno dato vita a una campagna di aiuto a coloro che sono più bisognosi". I vescovi concludono l’esortazione con un invito a "non disarmarci mai di fronte alle sfide di un presente incerto e difficile. Al contrario, posta la nostra fiducia in Dio, rafforziamo le richieste a favore di giustizia e libertà".

Fonte: www.vaticannews.va

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