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A Viterbo l’iniziativa dell’associazione Polisgens nel solco della testimonianza di Domenico Mangano, intervista al presidente Fabrizio Fersini. La proposta del patto eletti-elettori nelle città.

A Viterbo è attiva l’associazione Polisgens che vuole essere un esempio di come, anche in politica, è possibile vivere relazioni basate sulla ricerca di un dialogo della vita per costruire ponti per una nuova stagione politica.

Nel fine settimana della campagna elettorale per le ultime elezioni amministrative di domenico-manganomaggio è stata promossa, con gli incontri di Civita Castellana e Tuscania, la proposta del Patto eletti elettori per i comuni che eleggeranno sindaco ed amministratori insieme ai parlamentari europei. Di grande significato il richiamo a Domenico Mangano, alla sua persona e alla sua originale e profonda azione politica.

Vogliamo saperne di più e lo facciamo ponendo qualche domanda a Fabrizio Fersini, presidente dell’associazione Polisgens che si è costituita il 22 febbraio come giorno significativo della “partenza”, in anni diversi, dalla vita terrena di Domenico Mangano e Evandro Lupidi. Due figli della capitale della Tuscia, testimoni autentici di impegno umano, civile, sociale e politico, basato sulla fraternità e sulla ricerca del dialogo. Per Domenico Mangano si è aperto il processo di canonizzazione.



Fersini, qual è il suo rapporto con Domenico Mangano? 
Domenico non lo ho mai conosciuto fisicamente, tuttavia è possibile che ci saremo incontrati più volte, poiché, come ho scoperto da poco, da bambino abitavo nel suo stesso quartiere, frequentavamo la stessa parrocchia, e con una delle sue figlie eravamo compagni di scuola materna. In verità ho conosciuto Domenico la prima volta leggendo il libro “Frammenti di Reciprocità” scritto sulla sua vita. Ne sono rimasto profondamente colpito per molti motivi, tra tutti quello di aver percorso, senza saperlo, un comune percorso: entrambi infatti siamo stati operatori pastorali, promotori di itinerari di cittadinanza attiva e di scuole di formazione politica, entrambi consiglieri comunali ed assessori. Sia io che Domenico abbiamo fatto volontariato in carcere e vissuto esperienze di vita nel movimento dei Focolari. Perfino la malattia ci ha accomunati, entrambi siamo stati, come Domenico li definiva, dei “tumorati di Dio”. Il mio “dopo con Domenico” è soprattutto rappresentato dalla spinta a fondare l’associazione “Polisgens Unità e Fraternità APS” e tutto quello che questa avventura riuscirà a produrre di buono e bello per la vita delle persone in questa nostra società.

Mangano era definito “malato di altrite”. In questi tempi in cui si sente spesso consigliare un “sano egoismo”, qual è lo spirito di Poligens?
L’associazione Polisgens Unità e Fraternità APS ha e avrà il compito di declinare la categoria della fraternità e dell’unità nel mondo della politica, nel mondo associativo, nel mondo della scuola e in tutti i contesti sociali, dove le persone cercano talvolta con difficoltà di entrare in relazione tra loro. “L’altrite” di Domenico, di cui il libro “Frammenti di Reciprocità ” trasuda, mi ha spinto a chiedere a molti amici di fondare insieme Polisgens ed il suo spirito è quello di realizzare continui “ponti relazionali” dove il “noi” diventi sempre più protagonista nel nostro modo di vivere, al cospetto di un “io”, che servirebbe a poco se non entrasse in relazione con un altro io e facesse scoccare l’eterno innesco relazionale.



Si parla tanto di reti, di gestione collettiva delle città, qual è il metodo che l’associazione si è data? E quale la novità del suo agire nella città di Viterbo?
L’associazione tenterà di entrare in punta di piedi in tutti i contesti per generare e rafforzare “La rete” e fare sistema con tutte le realtà sul territorio, affinché le “diversità” diventino sempre più punto di forza e di unità nei progetti comuni che questo nostro territorio riuscirà a generare. Con riferimento al mondo politico, Polisgens vuole essere semplicemente un “corpo intermedio” impegnato nel realizzare nel quotidiano quella vitale unità relazionale tra le persone, l’opinione pubblica sempre più critica verso i politici e gli amministratori, e i  politici “istituzionali”. Il “patto politico partecipativo tra eletti ed elettori” che stiamo proponendo ai comuni ne è una dimostrazione. Proveremo in questa direzione, e nel solco di quanto seminato da Domenico, anche a custodire i luoghi della fraternità realizzati nel tempo a Viterbo, come il giardino della Fraternità intitolato a Chiara Lubich, nel quale è stato posizionato il dado solidale. Proprio in quel luogo, attraverso il coinvolgimento di altre realtà associative, come per esempio le Acli, svolgiamo manifestazioni sui temi della fraternità e della legalità. Non da ultimo, cercheremo di dare sempre maggiore senso all’iscrizione della nostra città all’associazione Città per la Fraternità, lavorando insieme con l’attuale amministrazione comunale e il suo consiglio, e mettendo in campo azioni condivise nelle quali la categoria della fraternità e dell’unità sia proposta quale regola di vita possibile in tutti gli ambiti della nostra società.



Avete presentato il patto politico partecipativo a Civita Castellana e Tuscania. Com’è andata?Sono stati due momenti di vero, autentico e alto respiro politico, di vero confronto tra futuri eletti ed elettori. Il patto che Tommaso Sorgi ha “inventato” nel 1985 è un autentica “Scintilla relazionale di Reciprocità”, per questo, posso testimoniare che se prima della sua presentazione gli animi dei candidati e dei concittadini durante la campagna elettorale si agitano a tal punto da creare un duro, durissimo scontro politico e conseguenti profonde lacerazioni relazionali nel corpo sociale cittadino, dopo la presentazione del patto, gli stessi candidati Sindaci e consiglieri tornano a sorridersi, a dialogare tranquillamente, a salutarsi cordialmente. Questo è accaduto in entrambi i contesti: sia a Tuscania che a Civita Castellana alla fine sono arrivati ad abbracciarsi per scattare una foto non di facciata- e a promettersi l’un l’altro di abbassare i toni della campagna elettorale in corso. Una di quelle esperienza che Domenico Mangano definirebbe: “fatta di autentici frammenti di Reciprocità”.

Qual è il vostro orizzonte?
Attraverso Polisgens vorremmo alimentare e rafforzare sempre più legami di fraternità e unità nei contesti di impegno sociale e politico. Il sogno è arrivare alla strutturazione di veri e propri laboratori civici per i giovani, nei quali trasmettere questo nostro pensiero sempre attuale, per formarci insieme cittadini consapevoli e amministratori rinnovati, perché degli uni come degli altri abbiamo davvero bisogno. Di grande importanza per noi è il rapporto con il Movimento politico per l’unità, con cui abbiamo firmato un patto di condivisione, e con l’associazione Città per la fraternità, con i quali ci sentiamo chiamati a Costure ponti per una nuova stagione nella quale la politica possa essere il luogo di servizio reso al bene comune.

FONTE: CITTÀ NUOVA

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